Mostra: 12 settembre | 26 settembre 2015

cibo per l’anima

Location: Chiesa della Maddalena

cibo per l’anima

Chiesa della Maddalena

Il titolo di questa mostra mette in evidenza alcune parole chiave che sono di attualità, soprattutto per giovani che stanno investendo ora sul proprio futuro creativo.


In questo caso sono ragazzi dell’Accademia di Belle Arti di Brera che, uniti ad alcuni artisti, si confrontano con questi temi all’interno del suggestivo spazio dell’ex Chiesa della Maddalena in via Sant’Alessandro a Bergamo dal 12 al 26 settembre 2015.

Credo che diventi importante innanzitutto entrare nei significati stessi delle parole che definiscono il titolo della mostra “Lavoro, Cibo per l’Anima”.

La prima: Lavoro è chiave di tutto il progetto, nato dall’Associazione dei Giovani Consulenti del Lavoro di Bergamo che, costituitasi di recente, ha voluto sensibilizzare la città con un evento culturale, coinvolgendo sia me che giovani artisti, molti di loro ancora studenti all’Accademia di Brera. Questo per far conoscere la loro figura ancora poco identificata nel mondo professionale, come viene ben evidenziato dalla Presidente Laura Ferrari nel precedente scritto.


Il lavoro, come dicevano i nostri anziani, nobilita l’uomo, soprattutto perché è uno dei punti di collegamento tra una persona e la società in cui vive, la quale cresce proprio attraverso l’attività lavorativa di ognuno degli individui che la compongono, ne stabilisce il ruolo sociale e politico, il livello culturale e soprattutto la dignità degli uni rispetto agli altri.


È un tema che in questi ultimi anni è motivo di riflessione e di ansia per molti giovani che, non avendolo, non riescono a progettare il proprio futuro e di conseguenza la loro condivisione sociale. L’attenzione va, in questo caso, ai Giovani Consulenti del Lavoro che non sono certo la soluzione del problema ma possono essere un supporto utile per chi si affaccia oggi al mondo produttivo.


Ma, ritornando al tema della mostra, per stabilirne meglio le linee di percorso, partirei dal significato che il dizionario dà al termine lavoro: “impiego di energia per raggiungere uno scopo determinato”. Già da questa definizione si aprono nuovi percorsi di analisi.


L’dfè la capacità dinamica indirizzata ad un progetto, è vigore fisico e poetico, è un lavorio costante sulla propria idea, facendo ricchezza anche dai propri errori di strategia, è la capacità di saper ribaltare e rinnovare il proprio operato, la curiosità creativa di poter abitare qualsiasi “luogo” attraversato, di sperimentare diversi materiali e linguaggi, e, nello stesso tempo, di saper costruire una sensibilità visiva rivolta al mondo.


La stessa energia che sta accompagnando i giovani che collaborano a questo progetto nell’ex Chiesa della Maddalena.

Serpeggiando in altre possibili valenze della parola lavoro, mi sono imbattuto nel suo significato etimologico.


Qui, il termine, assume anche il significato di afferrare o più figurato del volgere il desiderio, la volontà, l’intento, l’opera a qualche cosa o anche all’idea dell’ottenere, dell’impossessarsi. I processi artistici si sviluppano su due binari che si confrontano costantemente: quello operoso pratico del fare, del homo faber che sviluppa la propria esperienza attraverso la costruzione di “cose”, che conosce e capisce il mondo attraverso la modellazione, l’impasto di materie e di colori, l’assemblaggio di oggetti in relazione allo spazi narrativo, che intreccia i segni, espressione della propria gestualità espressiva unita al pensiero poetico, che si muove in maniera parallela, non visibile, interiore, intima, che va alla caccia delle “cose” nascoste, a volte sognate.

Su questa seconda linea di percorso il lavoro diventa, un bisogno, un volgere il desiderio, una necessità utile all’esplorazione interiore, un lavorio costante su sé stessi, sulla propria percezione del mondo. L’opera d’arte diventa a questo punto non solo un oggetto fisico più o meno mimetico, nel senso di imitazione della realtà, ma una traccia del viaggio, un punto fisso che ne stabilisce un avvenuto passaggio, un frammento del sé nell’universale.


Lo sguardo, trasportato dal desiderio e dal bisogno, si impossessa delle cose incontrate, cattura gli spazi esplorati, ne afferra le parvenze, si intrufola nei meandri più nascosti cercando di afferrarne i segreti, aiutando a sviluppare, collegato al fare, la capacità narrativa dell’artista.


A questo punto si aggiungono le altre due parole, presenti nel titolo della mostra: cibo e anima.


Anche queste si attualizzano molto, essendo in corso l’evento dell’Expo a Milano che ha come tema il problema mondiale del nutrimento, elemento primario di sopravvivenza.

Nutrirsi bene e sano è sicuramente un dovere e un rispetto del corpo che abitiamo. Il cibo è l’energia vitale, e più che mai va promosso all’interno di un futuro sostenibile per noi stessi ma anche per chi ci accompagna nel nostro viaggiare.


Ma se per un ragionamento intorno al cibo come alimento organico lascio spazio agli esperti che si stanno confrontando nelle varie piattaforme di Expo, qui voglio spostare la riflessione sul nostro campo di azione che riguarda il nutrimento dell’anima.

Qui sorgono naturali alcune domande: cosa vuol dire nutrire l’anima? quali sono gli elementi e le molecole che contribuiscono al suo sviluppo e alla sua crescita? e, soprattutto: il lavoro come può contribuire a questo?


L’anima è la parte più interna di noi, invisibile allo sguardo, è il luogo della poesia, la parte femminile, intuitiva, è l’azione creativa, la curiosità, è il respiro, è la coscienza dell’essere umano, lo spirito vitale, il soffio, il vento.


Gli alimenti per nutrire questa parte di noi saranno anche quei gusti e sapori presenti sui tavoli espositivi del Expo ma soprattutto la qualità della vita vissuta, la ricerca costante e stimolante per costruire un pensiero poetico, la curiosità esplorativa dello sguardo, la bellezza delle cose e dei loro colori, il potere narrativo delle parole, del loro vivere e crescere nel tempo, dei respiri dei sentimenti, e del lavoro che è l’energia per costruire l’esperienza e altro cibo per le anime.


Il lavoro di questi giovani artisti presenti in mostra va sicuramente in questa direzione. Conosco il loro percorso da un po’ di tempo, in quanto molti di loro sono stati miei allievi del corso di Disegno. Riconosco in loro gli aspetti che ho evidenziato precedentemente, soprattutto nel lavorio costante e nel ricercare appunto il nutrimento alla loro anima poetica e a quella capacità di osservazione per una rappresentazione del mondo.